
domenica 21 ottobre 2007
Solo a Milano

mercoledì 19 settembre 2007
FIGHT #2

Libertà
martedì 24 luglio 2007
Noi, visti da fuori e da lontano

All'inizio del XX secolo Tuavi, un saggio capo indiano delle isole Samoa, compì un viaggio in Europa venendo a contatto con gli usi e costumi del "Papalagi", l'uomo bianco nella sua lingua.
Ne trasse delle impressioni acute e ovviamente negative che gli servirono per mettere in guardia il suo popolo dal fascino perverso dell'occidente.
Pare che Erich Scheurmann, un artista tedesco amico di Herman Hesse fuggito nei mari del Sud per evitare la prima guerra mondiale, raccolse i pensieri del capo in un volumetto che pubblicò.
"Papalagi" siamo noi, visti da fuori e da lontano, ed è ancora più attuale oggi.
Riporto un brano legato al titolo del blog:
Del ricoprirsi del Papalagi, dei suoi molti panni e stuoie
Il Papalagi è continuamente preoccupato di coprire ben bene la sua carne. «Il corpo e le sue membra sono carne, solo quello che sta sopra il collo e il vero uomo»; ...Tutto è peccato ciò che è carne. In ogni tendine c'è un veleno, un subdolo veleno che passa da creatura a creatura. Chi anche solo guarda la carne, sugge il veleno, ne è ferito, è altrettanto riprovevole e perverso quanto colui che la mette in mostra. Così dunque dicono le sacre leggi morali dell'uomo bianco.
Anche per questo il corpo del Papalagi è ricoperto dalla testa ai piedi di panni, stuoie e pelli, in maniera così fitta e spessa che non un occhio umano vi può giungere, non un raggio di sole, così che il suo corpo diventa smorto, bianco e appassito come i fiori che crescono nel profondo della foresta vergine.
Lasciate che vi descriva, più ragionevoli fratelli delle molte isole, quale peso un solo Papalagi porta sul suo corpo. Prima di tutto, sotto ogni altra cosa, egli avvolge il suo corpo nudo in una pelle bianca, ottenuta con le fibre di una pianta, chiamata pelle di sopra. La si solleva e la si lascia ricadere dall'alto verso il basso, da sopra la testa, sul petto e sulle braccia, fino all'altezza dei fianchi. Sopra le gambe e le cosce e fino all'ombelico, tirata dal basso verso l'alto, viene la cosiddetta pelle di sotto. Entrambe sono poi ricoperte da una terza pelle, più spessa, intessuta con i peli di un animale, un quadrupede lanoso, che viene allevato appositamente a questo scopo. Questi sono i veri e propri panni e consistono per lo più di tre parti, una che copre il busto, l'altra l'addome e la terza le cosce e le gambe. Le tre parti sono tenute insieme da conchiglie e funi fabbricate con i succhi disseccati dell'albero della gomma, così che da ultimo sembrano fatte di un pezzo solo. Questi panni sono nella maggior parte dei casi di un colore grigio come la laguna nella stagione delle piogge. Non devono mai essere colorati. Tutt'al più quello di mezzo, e anche qui soltanto per gli uomini che amano far parlare di se e corrono molto dietro alle donne.
...
È ora ben chiaro che, con tutte queste cose addosso, il corpo del Papalagi diventa bianco e smorto, senza il colore della gioia. Ma lui ama fare così.
Per saperne di più:
lunedì 23 luglio 2007
Bukowski
Mare inghiottici

L'altra regge la solita valigetta.
domenica 15 luglio 2007
FIGHT #1

Estate. Una mattina qualsiasi a Milano.
Un ufficio: moquette grigia, mobili sobri e funzionali.
Il nostro eroe, chiamiamolo Biagio, siede alla scrivania ansante madido di sudore dopo il tuffo negli uomori metropolitani di centinaia di meschini come lui. Toglie la giacca esponendo le chiazze scure gli decorano le ascelle.
Finalmente Biagio comincia a rilassarsi sotto il getto dell'aria condizionata, il poro riottoso comincia a chiudersi e compare Irma, collega e compagna di stanza che prima ancora di salutare con voce stridula e bocca tirata proclama: "ma sono impazziti? Ora chiamo l'assistenza e faccio abbassare l'aria condizionata".
Il nostro Biagio, non nuovo al fenomeno vorrebbe, o se vorrebbe, con un unico gesto precipitare lei e tutta la sua scrivania ingombra di anatre, cuori e post-it rosa fuori dalla finestra e godere dell'impatto.
Ma non si può e poi, sfondata la finestra entrerebbe ancora più caldo.
Quindi Biagio ingoia, fa un bel respiro, trattiene l'adrenalina e la rabbia (che finiranno per alimentare qualche nevrosi o malattia psicosomatica) e va avanti a sudare.
Infatti per qualche legge non scritta chi ha freddo ha sempre ragione.
Perchè Biagio si trova in questa situazione?
Perchè l'abbigliamento del nostro consiste in:
mutanda di cotone, calze scure, scarpe allacciate nere, pantalone in fresco (???) di lana blu, camicia a maniche lunghe, cravatta e, se è un duro e puro, canottiera di sotto per assorbire il sudore. La giacca viene eliminata quanto prima e finisce gagliardamente appesa da qualche parte.
L'abbigliamento della dolce Irma invece consiste di:
sandalo aperto allacciato (praticamente una suola e alcune stringhe) tanga (un triangolo di stoffa ed una stringa), tubino di cotone o simili senza maniche (al limite due stringhe come spalline), mezzo chilo di bigiotteria rumorosa e forse un reggiseno.
Non bisogna essere degli scienziati per stimare che la cravatta di Biagio impiega più stoffa che delle mutande di Irma.
E quindi lei ha freddo...lui ha caldo mentre centinaia di enormi split pompano nella città arroventata una quantità enorme di metri cubi di aria calda. E che probabilmente presto o tardi genereranno un bel black out!!!
Perchè deve andare cosi? Non potevamo trovare convenzioni migliori?
Un giorno i posteri guarderanno al modo in cui andiamo vestiti d'estate come noi guardiamo alle parrucche incipriate portate ai tempi di Luigi vattelapesca...
E' ora di smetterla!!!


